Il 3 settembre 2026 è una di quelle giornate in cui la Croce Rossa Italiana – Comitato di Palermo è chiamata a moltiplicare le proprie energie.

Da una parte lo stadio Renzo Barbera, con la partita di Coppa Italia tra Palermo e Mantova. Dall’altra Monte Pellegrino, dove si rinnova la consueta Acchianata alla Santuzza, un appuntamento che ogni anno richiama migliaia di persone lungo la salita verso il Santuario di Santa Rosalia. Due luoghi diversi. Due atmosfere diverse. Due servizi apparentemente lontani tra loro.

Ma un unico filo conduttore: esserci. Sono più di cento i volontari impegnati nei due eventi, affiancati anche da volontari provenienti da altri Comitati della Sicilia. Una grande squadra che, ancora una volta, mette a disposizione tempo, professionalità, energie e soprattutto umanità.

Perché dietro ogni uniforme c’è una persona che ha scelto di dedicare una parte del proprio tempo agli altri. Al Renzo Barbera, questa sera, una presenza sugli spalti meno numerosa rispetto ad altre occasioni ha significato anche un servizio leggermente meno impegnativo. Sette gli interventi registrati, con due persone che hanno avuto necessità di essere accompagnate in ospedale. Numeri che raccontano una serata relativamente tranquilla, ma che non cambiano la sostanza del nostro lavoro: essere pronti a intervenire quando qualcuno ha bisogno.

E mentre sotto i riflettori del Barbera si gioca la partita, a qualche chilometro di distanza un altro grande evento prende forma. Monte Pellegrino si prepara ad accogliere l’Acchianata.

Qui il ritmo è diverso. Non ci sono novanta minuti, né un fischio d’inizio e uno finale. C’è una lunga salita, fatta di passi, fatica, preghiere, silenzi, canti, sudore e speranze. Un fiume umano che lentamente percorre la strada verso la Santuzza. Il servizio della Croce Rossa è organizzato su due turni: uno pomeridiano e uno notturno, per garantire una presenza costante lungo il percorso, insieme alle altre realtà impegnate nel pronto intervento e nell’assistenza. E anche qui il nostro compito è soprattutto quello di esserci. Camminare, osservare, ascoltare.

Essere pronti davanti a un malore, a una caduta, a un momento di difficoltà. Dare una bottiglietta d’acqua, prestare una parola di conforto, fermarsi accanto a qualcuno che magari ha semplicemente bisogno di riprendere fiato. Sono gesti semplici, ma è proprio nella semplicità che spesso si nasconde il significato più autentico del volontariato. Questa sera Palermo vive due grandi eventi contemporaneamente. Al Barbera si corre dietro a un pallone. Sul Monte Pellegrino si corre, o forse sarebbe meglio dire si cammina, verso una meta che per molti ha un significato profondo. E in mezzo a tutto questo ci siamo noi.

Con le nostre uniformi, le nostre ambulanze, gli zaini, le radio

e quelle ore sottratte al riposo, alla famiglia, alle proprie abitudini. Ci siamo senza cercare applausi. Perché il volontariato è anche questo: esserci quando gli altri hanno bisogno, spesso senza che nessuno si accorga della nostra presenza.

E forse è proprio questa la fotografia più bella di una giornata come questa. Non quella dello stadio illuminato. Non quella della lunga fila di persone che sale verso la Santuzza. Ma quella di più di cento volontari che, in luoghi diversi della stessa città, hanno scelto di mettere il proprio tempo al servizio degli altri.

Max Tirri (Staff Comunicazione)

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